The Place e la psicoterapia cognitivo comportamentale

Non questo che lo psicoterapeuta cerca di ottenere coi suoi pazienti? Porre davanti ai loro occhi le svariate possibilità di azione, di soluzioni ai loro problemi, aiutarli ad avere maggiore fiducia nelle proprie risorse, cercare le vie d’uscita proprie, uscire dai binari prestabiliti, se necessario, per stare meglio, per vivere meglio, per vivere la propria vita e non quella degli altri. L’originalità del film sta proprio in questa bellissima scoperta che è, in realtà, alla portata di tutti. Possiamo agire diversamente se non stiamo bene o ci sentiamo costretti in condizioni che non ci appartengono. Spesso non utilizziamo le innumerevoli possibilità che abbiamo, ci costruiamo la nostra barriera, come il topolino che continua a correre dentro la ruota fino a sfiancarsi, ma non si accorge della porticina aperta per uscire dalla ruota in movimento. Tutti abbiamo delle porte aperte, ma è necessario che ce ne rendiamo conto. La psicoterapia ha questo obiettivo, mostrarci le innumerevoli strade aperte davanti a noi. E farci trovare il coraggio di modificare i vecchi schemi quando questi diventano delle prigioni. Valerio Mastrandrea il protagonista del film

Non è questo che lo psicoterapeuta cerca di ottenere coi suoi pazienti? Porre davanti ai loro occhi le svariate possibilità di azione, di soluzioni ai loro problemi, aiutarli ad avere maggiore fiducia nelle proprie risorse, cercare le vie d’uscita proprie, uscire dai binari prestabiliti, se necessario……
Valerio Mastrandrea protagonista del film

Il film di Paolo Genovese e le  analogie con la psicoterapia cognitivo comportamentale, che  porta al cambiamento, anche quando sembra impossibile

di Paola Federici

Il film “The Place”del regista Paolo Genovese nei cinema italiani in questo periodo, si presta ad essere interpretato in chiave psicologica come un esempio delle strategie cognitivo comportamentali, tecniche utilizzate dagli psicologi specializzati in questo orientamento molto pragmatico, che conduce in molti casi, a soluzioni improvvise quanto inaspettate, di problemi che i pazienti si portavano dietro da anni e che sembravano irrisolvibili.

Ogni problema psicologico e di relazione,  richiede che siano modificate delle premesse alla base del problema stesso, affinchè i risultati siano diversi. Il cambiamento è perciò il risultato di modificazioni. Se esse non avvengono, la situazione rimane tale e quale.

Questo metodo aiuta nel modificare e migliorare le relazioni umane, sia nell’ambito personale e familiare che lavorativo, per esempio. Ma le persone pensano che le cose possano cambiare da sole, senza muovere un dito per cambiare qualcosa nelle premesse.

Il film “The place” ha molte analogie con i trattamenti psicoterapeutici di tipo cognitivo-comportamentale,  anche se il film spinge a estremismi che possono apparire assurdi, è solo spingendo le situazioni all’assurdo che  i risultati possono cambiare.

Il protagonista – l’attore Valerio Mastrandrea – è  uno sconosciuto che vive a un tavolino di un bar divenuto  una specie di ufficio per lui, può far pensare a un santone, a un veggente, o  a una sorta di psicologo sicuro di sè, ma un po’ stanco di esserlo. Per tutta la durata del film è seduto sempre allo stesso tavolo di un bar qualunque di una qualsiasi città, per tutto il giorno ascolta sconosciuti e i loro desideri più segreti, cercando nella sua grossa agenda nera il compito giusto per ognuno dei richiedenti aiuto.

L’analogia con lo psicoterapeuta è quasi d’obbligo. Perfino la barista glielo dice, in una delle sue confidenze serali, terminato il lavoro e lavato il pavimento, la donna indaga su di lui. I ruoli si rovesciano: non è più lui a fare domande, come fa per tutto il giorno, ma è lei, una Sabrina Ferilli insinuante e paziente, a sedersi di fronte allo sconosciuto del primo tavolo nell’angolo vicino alla vetrata. Con le sue domande la cameriera  si insinua nella sua vita, senza demordere nonostante l’atteggiamento chiuso e demotivante dell’uomo.

Sera dopo sera, alla fine la donna ce la fa. Stimola riflessioni nell’uomo, gli pone domande  fino a scardinare le sue sicurezze.

Il protagonista del resto, per tutta la durata del film, non fa altro che dare “compiti” ai richiedenti sconosciuti, dapprima, poi sempre più confidenziali, ogni giorno di più, quando tornano, per aggiornarlo sugli sviluppi delle loro vicende e sullo svolgimento dei compiti o sulle difficoltà incontrate in corso di svolgimento.

L’assurdità di tali compiti, che alcuni eseguono anche se controvoglia, mentre  altri vi rinunciano per la scabrosità o la malvagità del compito stesso, mette un punto interrogativo su chi sia quell’uomo strano, intransigente ma infinitamente triste. Tanto che pare gli dispiaccia dare compiti cosi difficili, talvolta impossibili, senza i quali la vita delle persone non potrà cambiare di una virgola.

L’anziana che deve mettere la bomba davanti a un ristorante molto frequentato, ma non ce la fa a farla scoppiare e rinuncia, ma alla fine sa cosa vuole: si tiene la sua vita com’è e il marito ammalato, pur di non commettere una malvagità.

L’uomo che dovrebbe uccidere una bambina sconosciuta, per avere in cambio la guarigione del figlio, diventa consapevole della propria coscienza e umanità, la giovane moglie insoddisfatta che dovrebbe sedurre il vicino di casa, per mostrare a se stessa la propria potenzialità femminile, finisce invece vittima di questo suo potere, uccisa dallo stesso marito divenuto geloso, dopo che lei lo ha tradito col vicino, ligia al compito, agito però senza prendersi il tempo  di riflettere su se stessa.

Una serie di situazioni, le infinite situazioni del nostro quotidiano,  scorrono nel film , in quella grossa agenda consunta del protagonista che vorrebbe mantenersi indifferente, trincerandosi dietro il librone pieno di compiti assurdi, ma che non sa fingere l’enorme tristezza della propria esistenza solitaria, quando la cameriera paziente e insinuante, ma anche affettuosamente vicina, smuove le sue emozioni.

Quando i richiedenti eseguono il compito, qualcosa cambierà nella loro vita: che cambi in positivo o in negativo, non ha poi cosi tanta importanza. L’importante è che si provochi il cambiamento, dal quale la persona rinascerà. O si perderà.

A un certo punto il protagonista dirà a uno dei richiedenti, che se il compito affidatogli è per lui troppo difficile, potrà anche decidere di non accettarlo. Ma in tal modo non potrà realizzare il suo desiderio.

E’ evidente l’analogia con i compiti che lo psicoterapeuta cognitivista affida al paziente, che egli può accettare, rifiutare o sostituire con compiti diversi. E chi glielo vieta? 

Infatti il protagonista pseudo-psicologo, a un certo punto spiegherà proprio questo alla cameriera-Ferilli, che lo accusa di spingere le persone bisognose di aiuto, verso il male. Le risponderà che nessuno di loro è obbligato, ma che la soluzione da lui pensata è soltanto una delle possibilità. Che esistono altre possibilità, altri comportamenti, che le persone possono decidere altrimenti.

Non  è questo che lo psicoterapeuta cerca di ottenere coi suoi pazienti? Porre davanti ai loro occhi le svariate possibilità di azione, di soluzioni ai loro problemi, aiutarli ad avere maggiore fiducia nelle proprie risorse, cercare le vie d’uscita proprie, uscire dai binari prestabiliti, se necessario, per stare meglio, per vivere meglio, per vivere la propria vita e non quella degli altri.

L’originalità del film sta proprio in questa bellissima scoperta che è, in realtà, alla portata di tutti. Possiamo agire diversamente se non stiamo bene o ci sentiamo costretti in condizioni che non ci appartengono. Spesso non utilizziamo le innumerevoli possibilità che abbiamo, ci costruiamo la nostra barriera, come il topolino che continua a correre dentro la ruota fino a sfiancarsi, ma non si accorge della porticina aperta per uscire dalla ruota in movimento.

Tutti abbiamo delle porte aperte, ma è necessario che ce ne rendiamo conto.

La psicoterapia ha questo obiettivo, mostrarci le innumerevoli strade aperte davanti a noi. E farci trovare il coraggio di modificare i vecchi schemi quando questi diventano delle prigioni. E qui sta il nucleo del film, cosi tipicamente analogo al lavoro dello psicoterapeuta.

Paola Federici – Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e Tecniche EMDR – Psicoterapie brevi e Autogene 

La barista (S. Ferilli)

La barista (S. Ferilli)

The Place -Alba Rohrwacher

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La pagina di Rapallo

La psicologa riceve dallo scorso luglio anche a RAPALLO

 in via privata Sbarbaro, 14 – Tel. 339.4632424

Scorcio di mare tra Rapallo e Zoagli   Scorcio di mare a Rapallo la via Sbarbaro 14 a Rapallo ViaSbarbaro, 14

Ricevo previo appuntamento telefonico con watsup al: 339.4632424 o sms o telefonata

Oppure inviando una mail con una breve sintesi del problema a: paolafedera@gmail.com

La via Sbarbaro è comoda sia per chi arriva in trreno – si trova a dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria – sia per chi arriva in auto, è semplice arrivarci uscendo dal casello dell’autostrada (v. google,map). E’ una traversa di via Milano, la via che porta verso il centro città.

Infine è comodo arrivarci in scooter per chi abita a Rapallo o nei centri limitrofi.

La zona è tranquilla e lo studio luminoso vi accoglie in serenità.

Studio di Rapallo

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Paola Federici è Psicologa psicoterapeuta. Specialista in psicoterapie brevi, EMDR per il trattamento breve dei disturbi d’ansia e traumatici, tecniche cognitivo comportamentali per modificare le proprie risposte alle situazioni che creano problemi.

Esperta in Ipnosi e training autogeno di base e livello superiore.

La dott.ssa Paola Federici tiene corsi di aggiornamento per colleghi sul T.Autogeno e sulla Psicologia del disegno infantile.

Mail: paolafedera@gmail.com 

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Puoi prendere un appuntamento anche se ti trovi in Liguria, forse in ferie …..sono sempre validi per tutto il 2017 gli sconti del 2o% sulla parcella per ogni tipo di seduta (sia a Binasco che a Rapallo). 

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Oppure inviando una mail con una breve sintesi del problema a paolafedera@gmail.com

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Infine è comodo arrivarci in scooter per chi abita a Rapallo o nei centri limitrofi.

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Interno zona colloquio dello studio di via Sbarbaro, 14

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Paola Federici, Psicologa psicoterapeuta. Specialista in psicoterapie brevi, EMDR, tecniche cognitivo comportmentali. Ipnosi e training autogeno.

Ingresso a Binasco, da Vicolo Martiri d'Ungheria, 6 (dietro a via Binaschi 19)

Ingresso a Binasco, da Vicolo Martiri d’Ungheria, 6 (dietro a via Binaschi 19)

Ricordiamo che lo studio di Binasco, via Binaschi 19, ha l’ingresso dal vicolo posteriore alla via Binaschi, cioè d Vicolo Martiri d’Ungheria n. 6. (cancelletto verde con le piante di gelsomini).

Per appuntamenti il numero di cell. è sempre lo stesso:

339.4632424 (telefonare, inviare sms o watsup con la richiesta).

Mail: paolafedera@gmail.com 

Poltrona per Training Autogeno

Poltrona per Training Autogeno a Binasco

Spazio colloquio nello studio di Binasco (Vicolo Martiri d.Ungheria,6)

Spazio colloquio nello studio di Binasco (Vicolo Martiri d.Ungheria,6)

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Voglio cambiare Facoltà universitaria, ma non so cosa fare

Un dilemma molto comune da non sottovalutare

di Paola Federici

Scrivere nero su bianco a ruota libera i propri desideri e obiettivi aiuta a fare chiarezza

Scrivere nero su bianco a ruota libera i propri desideri e obiettivi aiuta a fare chiarezza

Ho 22 anni e sono iscritta al terzo anno di economia. Ho capito che il lavoro d’ufficio non fa per me. Vorrei un lavoro dinamico e stimolante. Solo che non so cosa fare. Qual è la mia passione? Cosa voglio fare nella vita? inoltre ho paura perché anche se ricominciassi un’altra facoltà sarebbero 5 anni e finirei a 28 e così sarei vecchia, fuori dal mondo del lavoro soprattutto senza avere esperienze lavorative. Voglio fare qualcosa che mi soddisfi. Ma cosa? L’unica costante della mia vita sono i romanzi visto che amo leggere.

 

Cara Enrica, lei non fornisce molte informazioni su di sè: parla di lavoro stimolante, ma non spiega cosa risulta “stimolante” per lei. Ad esempio, cosa fa volentieri quando è lasciata libera? e ancora, quali erano le sue materie preferite alle scuole medie e superiori? dice che le piace leggere romanzi: quale genere di romanzi? quali autori? ecc. E ancora: com’è arrivata alla scelta della facoltà di economia? Per quali motivi? forse per soddisfare le aspettative dei familiari o seguire le amiche…..tanti possono essere i motivi, ma talvolta non tutti sono validi. Quali sono i suoi interessi, o eventuali sports? E gli hobbies? Spesso si traggono idee utili che possono associarsi a una scelta entusiasmante anche negli studi.

Fare con calma un’autoanalisi della propria vita e delle scelte passate

Cominci una sorta di autoanalisi mirata a cercare cosa fa volentieri nella vita, e consideri che la facoltà di economia non significa sempre e solo lavoro d’ufficio, è una facoltà che apre le porte a molteplici possibilità. Se per esempio trova stimolante stare fuori dalle quattro mura potrebbe pensare di dedicarsi al ramo delle vendite, del marketing. Cosa intende lei per “stimolante”? Capisce che ognuno di noi può trovare stimolante qualcosa di diverso rispetto agli altri. Le piace solo leggere o si diletta anche a scrivere? A scuola come andava in italiano? e nei temi? le piace scrivere e le riesce bene?

Dopo questa analisi, nella quale potrebbe farsi aiutare da un consigliere di orientamento (anche presso le Università ce ne sono) o uno psicologo privato che conosca questa branca della psicologia, pensi anche come abbia fatto ad arrivare al terzo anno. In fondo c’è arrivata, come mai non le sono venuti i dubbi prima? Per esempio alla fine del primo anno di studi?

E’ a posto con gli esami? che votazioni ha conseguito? se  è molto indietro e ha superato pochissimi esami e con grande difficoltà, è possibile che proprio non le piaccia la facoltà, forse se l’è fatta andare bene per amor di quiete…per non contrastare i genitori…per pigrizia….o quant’altro. Ritengo che il suo percorso vada analizzato, per poter capire come è giunta alle sue conclusioni e tirare le fila della sua situazione nel modo più proficuo per lei.

town-sign-1148092__180Non sentirsi troppo “vecchi” per cambiare, darsi la libertà di cercare la propria identità

Se davvero avesse dato pochi esami e con voti bassi, a 22 anni si può cambiare eccome! Mi sembra esagerato considerarsi vecchia lavorativamente a 28 anni, età in cui ipotizza di finire una eventuale nuova Facoltà!  Non dovrebbe essere, comunque, un motivo, se considerato a sè, valido per continuare stancamente una facoltà che non la attrae.

Potrebbe anche darsi che lei non abbia voglia di fare l’Università, nessun tipo di facoltà, ci ha pensato? Forse sente una forte spinta verso il mondo del lavoro e, almeno ora, potrebbe non essere motivata allo studio. Ci pensi: forse sogna già di essere nel mondo attivo del lavoro? Di mettersi in gioco e guadagnarsi lo stipendio per sentirsi autonoma? Non dice nulla riguardo alla sua famiglia: se sia benestante, se le stiano col fiato sul collo, se nutrano grandi aspettative alle quali lei non riesce a sottrarsi….

E’ figlia unica? ha fratelli e sorelle? cosa fanno nella vita? lei è la primogenita, l’ultima, quella di mezzo? Uno psicologo la aiuta a capire anche le dinamiche che possono essersi instaurate a livello familiare delle quali lei è inconsapevole. Dinamiche che comunque l’hanno spinta a compiere scelte forse non del tutto adeguate a lei.

Uno psicologo/a consigliere di orientamento può essere un valido aiuto

Insomma, ci lavori un po’ su questo bisogno di “stimoli”. Cosa intende? da quando lo sente? ha conosciuto forse qualcuno di recente che svolge una professione accattivante e che l’ha fatta entrare in crisi?

Studiare ciò che piace è più facile che costringersi verso ciò che non si sente

Studiare ciò che piace è più facile che costringersi verso ciò che non si sente

Se ha bisogno di un aiuto professionale con uno o piu colloqui, io sono anche Consigliere di orientamento scol. e professionale, ricevo sia in provincia di Milano (Binasco) che a Rapallo (Genova). Penso che potrei esserle utile , anche solo con alcuni incontri.

Mi ricontatti se crede. Ricordi che non faccio consulenze telefoniche, nè via mail, perchè ritengo che il faccia a faccia sia fondamentale nella nostra professione per rendersi conto di chi ci sta di fronte, dei suoi problemi e dargli perciò l’aiuto in modo corretto. Spesso occorre anche sottoporre la persona a dei tests psicoattitudinali, che richiedono la presenza.

Dott.ssa Paola Federici, psicologa psicoterapeuta – Consigliere psicopedagogico e di Orientamento – Specialista in Psicoterapie autogene e brevi. Master in Ipnosi terapeutica e in Strategie cognitivo comportamentali

Dott.ssa Paola Federici

Dott.ssa Paola Federici nel suo studio di Binasco

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La coppia che scoppia, perchè aspettare che la crisi sia irrisolvibile?

La coppia che scoppia, perchè aspettare che la crisi sia irrisolvibile?

La maggior parte di coppie che ricevo, arrivano nel mio studio quando sono quasi scoppiate, in crisi prolungata da anni, ridotte all’indifferenza. Alcune sono ancora nello stadio dell’aggressività e dei rancori, altre sono divise in due: uno dei due è diventato indifferente, una maschera per non coinvolgersi più, l’altra, spesso la donna, rimane nella lamentela, oppure si chiude nel mutismo con mal celate accuse verso il partner. Parla con gli occhi e con l’espressione delusa, la bocca piegata in una smorfia.

Vivere in solitudine in coppia

Vivere in solitudine in coppia

Perchè aspettare cosi tanto? Il mio consiglio è di rivolgersi a uno psicoterapeuta alle prime avvisaglie di una crisi, non quando, come si suol dire, i buoi sono già scappati!
E soprattutto, non fate un figlio pensando di risolvete i problemi! oltre che aumentare le problematiche, si finisce per mettere al mondo un poverino, che risentirà in modo drammatico dell’atmosfera infelice e litigiosa in cui sarà costretto a crescere.

Aspetto commenti, scrivetemi! da parte mia amplierò a breve questo argomento.

Paola Federici

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E se invece fosse lui quello troppo possessivo?

E se lui fosse troppo geloso e possessivo?

I dubbi di una lettrice e qualche segnale di allarme da non sottovalutare

Vita di coppia e autonomia individuale

Vita di coppia e autonomia individuale

Da una settimana sono stata lasciata dal mio ragazzo, dopo un litigio scoppiato perchè lui ha trovato sul mio telefono dei messaggi tra me e un’altra persona. Quest’altra persona è un mio compagno di università, che mi stava dando una mano per la tesi di laurea, con cui non è mai successo nulla, ne sarebbe mai successo; i messaggi che ha letto il mio ragazzo (scambiati durante un solo pomeriggio, non uno scambio costante da mesi) facevano chiaramente notare una certa simpatia tra me e l’altro, ma non erano spinti o espliciti (anche a livello sentimentale, mai un “sei bellissima”, “mi piaci”..). Il mio ragazzo però si è sentito tradito e preso in giro dal mio comportamento, e mi ha lasciato dicendomi che non potrà mai più fidarsi di me. Io da allora sto malissimo, ho capito dove ho sbagliato e mi sono pentita del mio errore, vorrei solo tornare con lui e riconquistare la sua fiducia. È possibile o devo rassegnarmi?
grazie a tutti coloro che leggeranno e risponderanno.

Cara Giulia, prima di tornare con il tuo ragazzo o ex ragazzo, sarebbe il caso di analizzare insieme l’accaduto, perchè potrebbe riproporsi! Se col compagno di università stavi solo scambiando informazioni per l’esame e la materia in comune, cosa c’era di male? Perchè riconoscerti errori di cui non sei convinta, solo per tornare “insieme”? Perchè questa fretta, solo per calmare il tuo stato d’ansia e la paura di sentirti abbandonata? Non è forse il momento invece, di riflettere  e di viverti per un periodo in autonomia? cosa che non sembrava accadesse finchè stavi col tuo ragazzo, forse dipendevi un po’ troppo da lui….

Non potrebbe essere lui, invece, a essere troppo geloso e possessivo? Pensa che non sei un suo possesso, e che lasciarti a piè pari senza darti nemmeno la possibilità di spiegare e confrontarvi non è molto democratico, e soprattutto, non è rispettoso verso di te.

Dott.ssa Paola Federici, psicologa psicoterapeuta

Riceve a Binasco (Milano)

www.paolafederici.com

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Il mio ex mi cerca, ma so che poi torneremo a litigare…….

coppia a manoSe il rapporto non funziona, bisogna modificarne le dinamiche

Sono stata fidanzata e convivente con un ragazzo  per circa un anno
Nel nostro rapporto abbiamo avuto alti e bassi, ma ci siamo supportati a vicenda.
Negli ultimi tempi,  facendo gli stessi errori entrambi, per rabbia gli avevo detto di lasciare casa mia, mentre lui era al cellulare con suo fratello che tiene molto in considerazione. Il fratello lo istiga a fare i bagagli e andarsene, anzi, lo viene pure a prendere.

In seguito lo chiamo, scusandomi e  per dirgli che avevo sbagliato e non dicevo sul serio ma lui era ormai già andato via. Da quel momento è stato tutto una confusione, ci siamo rimessi  insieme ma lui non ha più voluto tornare a vivere insieme. Inoltre non aveva mai tempo per me, tra il lavoro o la palestra o con suo fratello.
Così mi ha lasciata definitivamente, dicendo che son troppo gelosa e che e meglio se non stiamo insieme. Però mi chiede dove vado e con chi esco, se ho cancellato le nostre foto, quindi gli ho chiesto se vuole che torniamo insieme, mi ha risposto che, anche se gli manco non per questo torna da me.

coppieIo continuo a stare male, a soffrire e lui sa che se si fa sentire io soffro, ma continua a messaggiarmi e farsi sentire e non capisco il motivo.
Mi chiedo se mi ama?mi ha mai amato? e perchè fa cosi?
Io continuo ad amarlo ma non riesco ad andare avanti cosi e senza queste risposte…vi chiedo aiuto…se per favore potete trovare voi le risposte…

Gentilissima, se decidete di riprovarci e tornare insieme, consiglio di farvi aiutare da uno specialista di coppia per trovare nuove dinamiche tra di voi. Solo imparando nuove modalità di relazione, che vi siano utili a non arrabbiarvi e a comprendervi, oltre ad avere una maggiore tolleranza reciproca, potete stare insieme in modo gratificante, se c’è un sentimento di base. E’ possibile che ambedue abbiate da risolvere qualche problema individuale – ad esempio l’eccessivo attaccamento al fratello del suo ex fidanzato  che lo ha condotto a decidere senza discuterne con lei – mentre lei  dovrebbe fare i conti con questa impulsività che la spinge a dire cose che non pensa e che creano conflitti non sempre facilmente sanabili.
Dott.ssa Paola Federici, Psicologa Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, Psicoterapie brevi e Training autogeno, Ipnosi, EMDR

La Dott.ssa Paola Federici riceve individualmente e in coppia.

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Come capire se ho sbagliato facoltà universitaria?

Una lettera da uno studente in crisi

Al secondo anno di Università, ho il dubbio di aver sbagliato Facoltà

Ho deciso di scrivere cercando un parere di qualcuno esperto che  possa darmi qualche dritta. Sono uno studente universitario di 23 anni e da un po’ di tempo sento che sto estraniando il mio “malessere”, che credo di aver tenuto nascosto per troppo tempo. Frequento un corso di laurea in infermieristica, scelto senza avere le idee ben chiare su chi volessi essere in futuro, e scelto anche dal fatto che offre possibilità di lavoro quasi immediate.
Primo anno esami superati, poi la crisi
Il primo anno di università andò bene feci tutti gli esami, il tirocinio, ero carichissimo ed ero tranquillo. Dall’ inizio del secondo semestre, del secondo anno, le cose sono cambiate drasticamente. Non sono più andato a lezione e non ho più aperto libro e passavo intere giornate a casa, uscivo solo per la spesa e non vedevo mai nessuno. Non facevo quasi niente, salvo guardare la tv o  suonare la chitarra. E’ stato un periodo buio mi sentivo come depresso e ho nascosto a tutti questa cosa pensando di volerla superare da solo; sono stato solo con me stesso per molto tempo cercando di voler capire cosa mi stava prendendo. Ho avuto anche delle storie amorose perciò sapevo di non essere malato o depresso del tutto o grave altrimenti non avrei avuto nemmeno una relazione. Così ho perso un anno senza far nulla, odiavo il posto in cui studiavo la didattica gli insegnanti, tutto (studiavo in un paesino piccolo una frazione di una università) e cosi decisi di cambiare posto in cui studiare sperando di ritrovare un po’ di motivazione.
Tentativi di superare da solo il blocco universitario
 Mi sono trasferito in una grande città ed entusiasta ho iniziato l’anno accademico da ripetente. Frequentavo e mi facevo stimolare dalla città ma notavo che facevo comunque fatica a studiare a orientarmi nella nuova didattica, non riuscivo a legare con i nuovi colleghi( non ho mai avuto difficoltà nel farmi amici ) e iniziavo a non frequentare nuovamente. Mi trovavo scuse le prime volte quando mi cercavano, anche i prof.(molto disponibili ma severi) mi sollecitavano a farmi vedere di più e a partecipare e io ho sempre inventato scuse così ho iniziato a fregarmene e a studiare per fatti mie solo per passare gli esami che mi stavano bloccando.  Intanto niente esami niente risultati ho perso un altro anno di università. Ho iniziato poi un altro anno accademico con altri colleghi e senza risultati e attuando sempre lo stesso comportamento, non andavo a lezione mi interessavo sempre meno alle materie e studiavo solo per un esame che mi poteva far accede al tirocinio e continuare il percorso.
Bloccato da un esame che non riuscivo a passare , non riuscivo più a studiare non andavo in reparto da un anno e mezzo ormai, cosi chiesi di fare delle ore di tirocinio di volontariato, anche per rendermi conto se ancora mi piaceva. Ho fatto questo tirocinio ed ero di nuovo contento. Ora penso che ero contento perchè davo un senso alla giornata, mi svegliavo la mattina sapendo di dover fare qualcosa di dover occupare del tempo. Ho iniziato seriamente a pensare che forse ho sbagliato percorso, che mi sono mentito per troppo tempo.
Dubbi attuali, a 23 anni non so cosa fare: proseguire o cambiare facoltà? chi sono io e cosa voglio?
Credo di non vedermi più in quella professione nonostante mi ci sia affezionato, e non mi sentirei realizzato. Non ho voluto mollare perchè sono orgoglioso non volevo deludere i miei genitori, ma forse dovevo svegliarmi prima e non fargli spendere tutti quei soldi. Le ho provate tutte dal trasferimento ma non è cambiato niente, ho cercato il sostegno nel superare questa crisi, ne ho parlato con le persone a me care ma non è cambiato niente.
Cambiare mi spaventa, proseguire sono in dubbio
Quello che so ora è che vorrei fare qualcosa di più ambizioso qualcosa che mi permetta una carriera che mi faccia essere benestante. Prima non avevo mai pensato ad una cosa del genere, non ho mai avuto ambizioni, sento di aver maturato in questo periodo buio questa scelta, ma ora mi sento davvero in difficoltà. Le persone a cui ne ho parlato sono rimaste spiazzate, non si aspettavano questa mia voglia di cambiare. Pensavo di fare un percorso come ingegneria o economia solo che ho paura di fallire. Ho paura di non essere bravo e di non potercela fare. Al liceo ero un po’ una testa calda e in matematica e fisica non ero un asso. Mi sento offuscato, come se non avessi mai valutato altre opzioni oltre a infermieristica come se esistesse solo quel corso che potessi fare solo quello.  Ho deciso di dire basta a questa situazione perchè sento che sta compromettendo le sfere più importanti della mia vita, ma non so come muovermi cosa fare! Devo fare 23 anni tra un paio di mesi e sono senza niente di concreto in mano, quando miei coetanei si laureano lavorano gli va tutto alla grande. Io non so come risolvere questa situazione, sono spaventato, senza energie, sento che quel corso mi ha assorbito molto e ora il mollare questa facoltà mi fa sentire spaventato e insicuro . Cosa mi consigliate? Ho bisogno di un parere estraneo. Grazie anticipatamente per l’attenzione.
La psicologa consigliere di orientamento professionale risponde

Gentile studente in crisi,  non hai mai pensato in tutto questo tempo di rivolgerti a un Centro di orientamento? anche all’interno dell’Università? O a uno psicologo che sia preparato in questo settore? Ci potrebbero essere diversi fattori che ti hanno condotto a questo periodo di stand-by: intanto dici che al liceo non ti applicavi con costanza, poi non spieghi le motivazioni che ti hanno spinto a iscriverti alla facoltà di Scienze infermieristiche: qualcuno già nel settore a livello familiare? amici , parenti? non è chiara la scelta che hai fatto senza prima analizzare i tuoi obiettivi, il tuo Io ideale e come ti potevi vedere in un prossimo futuro a breve -medio termine.

Altro elemento: improvvisamente ti accorgi che vuoi condurre una vita da benestante e pensi che una facoltà come ingegneria (a titolo di esempio) possa condurti a questo obiettivo. A parte il fatto che non è scontato, che il percorso è lungo e impegnativo, che devono piacere le materie (cosa che mi pare tu non prendi mai n considerazione nemmeno nella facoltà che hai seguito fin ora), a parte ciò, non è consigliabile seguire un ciclo di studi lungo e impegnativo solo per il motivo – tutto esteriore – della gratificazione economica, perchè il rischio rimane lo stesso che stai attraversando, quello di perdere la motivazione profonda, che deve essere intrinseca alla persona e non esterna. Un lavoro deve piacere, prima di tutto, e occorre andare volentieri , non solo per lo stipendio. Anche perchè in queste ipotetiche condizioni è difficile arrivare a livelli tali di carriera che consentano una vita davvero agiata. Come dire, che quando una professione è per obbligo, non si dà il massimo di sè.

Una scelta troppo precoce e affrettata?

E’ anche vero che la scelta a 19 anni puo’ essere stata per te troppo precoce e ti sei reso conto in seguito dei tuoi dubbi. Considera che a questa età, dai 19 ai 22-23 anni si ha anche il compito, alquante importante, di definire la propria identità, e sarà in base a questa che poi la scelta verrà condotta in modo più chiaro e opportuno. Come dire che, se a 19 anni non si sa ancora chi si è e cosa si vuole dalla vita, è possibile che a 23 si abbiano le idee piu chiare.

Ad esempio ho notato che piu volte affermi che il tirocinio ti ha gratificato ed è stato questo impegno concreto, in qualche modo lavorativo in reparto, a ridarti la carica e la forza di non mollare gli studi. E’ possibile che tu abbia bisogno , più che di studiare solo a livello teorico, di un inserimento pratico nel mondo del lavoro, eventualmente frequentando corsi serali o comunque sperimentarti nel lavoro ti dà quelle gratificazioni che lo studio non ti dà. Occorre tenere presente questa tua necessità e modo di essere. ù

Il consiglio della Psicologa

Il mio consiglio è chiedere un aiuto a specialisti del settore, per chiarire a te stesso chi sei e cosa desideri realizzare, indipendentemente dal denaro investito dai tuoi genitori e dal timore di deluderli. Con questi pensieri non farai altro che rimanere intrappolato nella non-scelta. Occorre chiarire la tua identità prima di tutto, i tuoi obiettivi veri in seguito e quindi da lì un ventaglio di possibili scelte. Può anche essere che, trovandoti lontano da casa, come mi è parso di intuire, lo scoglio possa anche essere stato il senso di solitudine , l’aver dovuto cambiare del tutto stile di vita, aver lasciato i vecchi amici. Insomma, dal chiarimento arriverà una sana decisione. A volte sono sufficienti alcuni colloqui e non sempre, alla tua età, servono tests psicoattitudinali, a me sembra un problema legato all’identità.

Dott.ssa Paola Federici, Psicologa psicoterapeuta, Consigliere d’orientamento scol.  e professionale. Psicopedagogista.

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Quanto ci ingannano le convinzioni errate? un lettore racconta…la psicologa risponde

Arrovellarsi e non agire non aiuta a valutare le situazioni in modo realistico

Arrovellarsi e non agire non aiuta a valutare le situazioni in modo realistico

Quando e come siamo vittime delle nostre distorsioni cognitive : la lettura del pensiero

Perchè una ragazza cambia lato della strada per non incontrarmi?
Inviata da Davide. 16 febbraio 2017

Buongiorno, vorrei chiedere un parere da esperto..
Da un po’ di tempo, la mattina andando al  lavoro incrociavo per strada una ragazza circa della mia età.
Due settimane fa, questa ragazza mi ha salutato e io ho risposto. Siamo andati avanti così per un’altra settimana, ci salutavamo quando ci incrociavamo e basta.
Una di queste mattine quando l’ho incrociata mi sono fermato per parlarci e così abbiamo conversato per 3-4 minuti parlando del più e del meno, tipo che lavoro fai, in che zona abiti e cose del genere.
Abbiamo parlato qualche altra mattina sempre per 5 minuti, lei si fermava sempre volentieri (almeno secondo me) a parlare. L’ultima volta che abbiamo conversato, sempre in generale, mi ha salutato con un “ci vediamo” , che prima non mi aveva mai detto.
Ieri è successo che io ho fatto la mia solita strada mentre lei camminava sul versante opposto, si è sbracciata per salutarmi.
Anche stamattina ho visto che lei percorreva la strada dall’altra parte rispetto a quella dove ci incontravamo abitualmente, ho visto che mi guardava ma io ho fatto finta di non vederla.
Credo che abbia appositamente cambiato lato della strada per non incontrarmi, voi che ne dite?
E soprattutto perchè ha fatto così? Non sono stato molesto, ha iniziato lei a salutarmi e mi sembrava contenta di fermarsi a chiacchierare con me.  Potrei avere un parere da specialista in materia?  Cosa potrebbe esserle scattato in testa? Grazie in anticipo.

Risposta della dott.ssa Paola Federici

La lettura del pensiero: essere certi di ciò che l'altro pensa è una distorsione cognitiva. Impariamo a riconoscerla

La lettura del pensiero: essere certi di ciò che l’altro pensa è una distorsione cognitiva. Impariamo a riconoscerla

Gentile Davide, lo psicologo non ha la sfera di cristallo per interpretare ogni piccola situazione, soprattutto perchè le situazioni come quella che lei descrive,  sono già frutto della percezione di chi racconta.

Mi spiego meglio: lei ha dato una interpretazione sua del fatto che la ragazza abbia cambiato lato della strada, pensando che non volesse più parlare con lei.  Forse lei non sa che la psicoterapia cognitivo comportamentale parla delle cosiddette “Distorsioni cognitive“, che sono  convinzioni errate e pregiudizievoli sulle più svariate situazioni del quotidiano.  Una di queste distorsioni che la nostra mente può produrre è la cosiddetta “Lettura del pensiero”. Essa consiste nella convinzione di sapere che cosa passa per la mente di un’altra persona, traendo spesso conclusioni affrettate su comportamenti altrui, che possono non avere alcuna conferma reale,  basandosi soltanto su supposizioni .

Prendiamo il suo caso: se la ragazza è passata dall’altra parte della strada potrebbe avere avuto anche motivazioni diverse dallo sfuggire alle brevi conversazioni con lei. Questa è solo una sua conclusione, che deriva da sue supposizioni, che a loro volta derivano dai suoi vissuti personali pregressi. Come dire che le sue esperienze precedenti  di vita possono averla condotta a una conclusione che potrebbe rivelarsi errata.

Ora, essendo io a distanza e non sul posto, non posso darle una risposta certa. Però potrei suggerirle di modificare il suo comportamento, invece di arrovellarsi come sta facendo, senza peraltro concludere niente di costruttivo. E’ possibile che questo arrovellarsi faccia parte di uno suo modo di essere? riflettere troppo invece di agire può condurre a chiudersi solo eventuali sviluppi futuri e la possibilità che le situazioni possano evolvere.

Va da sè quindi che l’unica soluzione per ottenere una risposta, sarà quella di modificare lei stesso il suo comportamento: domani stesso , per esempio, potrebbe passare lei dall’altra parte della strada  appena vede la ragazza (che tra l’altro se si è sbracciata per farsi notare non mi pare che non voglia piu parlarle). Dopodichè le sarà più facile dirle, con tranquillità, che ha cambiato lato del marciapiedi perchè cosi può incrociarla e scambiare due parole, sempre che le faccia piacere. Potrà essere anche l’occasione per chiederle se non la infastidisce e che se non desidera più parlare è sufficiente dirglielo.

Insomma, quello che lei non ha fatto, Davide,  è la decidere di agire invece di pensare soltanto.

Certamente agire è sempre un rischio, perchè potrebbe avere una risposta positiva e incoraggiante come, al contrario, una negativa.  Ma non è meglio arrivare a un dunque, fosse pure negativo,  che torturarsi a vuoto inutilmente per chissà quanti giorni ancora? O non avere mai la gratificazione di una risposta certa?

Mi scusi, ma se la ragazza si sbracciava per salutarla, perchè lei il giorno dopo ha fatto finta di niente? Se la ragazza la pensa come lei, potrebbe ipotizzare che non è interessato a lei….non potrebbe invece avere attraversato la strada per verificare se lei sia davvero interessato a corteggiarla un po’?

Come vede le interpretazioni di una situazione possono essere più di una. Sta a lei affrontare la situazione di petto , ma con serenità e un po’ di sicurezza.Auguri! se vuole e ritiene utile, mi faccia sapere come è andata a finire.

Dott.ssa Paola Federici, psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale – Psicoterapie brevi e autogene – Ipnosi- EMDR

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Bambini e autonomia, come aiutarli a conquistarla?

bambini imparanoInsegnare a diventare autonomi  è compito dei genitori
Quando l’iperprotezione è ostacolo a una sana autonomia dei figli

a cura di Paola Federici

L’autonomia non è una conquista che avvenga all’improvviso e tutta in una volta quando si diventa  adulti. Mi capita spesso di osservare, in silenzio,  nei luoghi più diversi, scenette tra genitori e figli. Osservo nei ristoranti, a tavola il comportamento dei bambini e le risposte dei genitori, negli hotel o nei camping, ultimamente anche in piscina. Proprio ieri stavo rivestendomi dopo la nuotata in spogliatoio e, mentre mi asciugavo i capelli, non ho potuto fare a meno di osservare una mamma e una bambina di almeno 8 anni.

Mamma e bambina in piscina

La mamma arriva portando ambedue le borse, la sua e quella della figlia. Toglie il giaccone alla bambina, poi si toglie il proprio. Comincia poi a togliere le scarpe alla figlia, che si limita a sollevare i piedi, òe toglie anche le calze, piegata in due, mentre la bambina rimane in piedi, passivamente, limitandosi a guardarsi intorno.

bambini facendoPoi la mamma prende le ciabatte di gomma dai rispettivi borsoni e infila nei piedi della figlia le sue, dopo le proprie. Tutta questa trafila in silenzio, come fosse un’abitudine ormai consolidata.
L’operazione svestizione continua, la mamma abbassa i pantaloni della tuta alla bambina, anche se sarebbe molto facile per una bambina di 8 anni abbassarli da sola alle caviglie – avendo i pantaloni solo un elastico in vita – e sarebbe altrettanto semplice sedersi sulla panchina lunga come la parete e sfilarli dai piedi. Invece questa madre, con fatica, prosegue nell’operazione, la bimba in equilibrio su un solo piede pensa ai fatti propri con lo sguardo rivolto nel nulla, mentre la mamma alla fine strattona a livello delle caviglie la tuta che si sfila a fatica.

Poi la solerte madre, sempre senza una parola, comincia a togliere la giacca della tuta alla figlia, che, aperta sul davanti, non presenterebbe problemi se la bimba fosse abituata a farlo da sola. Segue la maglietta sfilata dalla testa e quindi la canottiera. Per fortuna la bimbetta aveva già il costume sotto (non oso immaginare quale altra svestizione abbia preceduto questa a casa! solo per infilare il costumino).  Proseguirà il secondo round nella saletta adiacente, che prexede le docce, dove, davanti allo specchio, la mamma infilerà la cuffia nonchè gli occhialini da nuoto alla bambina del tutto immobile, come un bel burattino senza forze.

bambini ballanoCommenti e osservazioni

L’autonomia del vestiario, cioè quella di sapersi vestire e svestire in modo autonomo, dovrebbe consolidarsi ben prima degli 8 anni. Ma come potrà una figlia/figlio acquisire una delle tante autonomie che fanno parte della crescita progressiva, se la mamma si sostituisce in tutto ai propri figli?

Mi succede, nei colloqui, sempre più sovente, con genitori che mi chiedono consulenze psicopedagogiche sul modo di educare i bambini, di notare sempre maggiori difficoltà a crescere e ad acquisire capacità adeguate all’età, di apprendere gesti e azioni necessarie alla vita quotidiana, come ad esempio allacciarsi le scarpe, o abbottonarsi una giacca, o perfino accorgersi di aver lasciato la brioche a metà, perchè…..troppo intenti a guardare la tv…alle 7.30 del mattino!

Molti genitori mi riferiscono che al mattino, la fretta la fa da padrona, perchè non c’è tempo per vestirsi con la dovuta calma, fare colazione, fare lo zainetto ! E cosi i bambini, in età ormai quasi adolescenziali, vengono in toto vestiti da mammà, mentre dormono in piedi, lo sguardo imbabolato al primo cartone animato del mattino.

Chiedo loro a che ora vadano a dormire i bambini, e vien fuori che prima delle 22.30 o anche le 23, i pargoli corrono per casa, giocano, si agitano, corrono dappertutto, rifiutandosi di stare nel letto e, figurarsi, di addormentarsi!

E cosi al mattino non si può chiedere a questi genitori di far alzare i figli dieci minuti prima per concedere loro il tempo per vestirsi – e imparare quindi a farcela da soli – perchè hanno tutti troppo sonno.

Sarebbe troppo parlare del dovere dei genitori di saper dare delle regole ai bambini? A che pro tenerli tenerli in piedi fino a tardi, quando invece di dormire le loro nove dieci ore, necessarie alla salute psicofisica di una bambino in età di scuole elementari, arrivano a dormire solo sette ore e mezzo,che quasi non sono sufficienti nemmeno a un adulto?

E cosi non imparano a vestirsi, sono assonnati fino a mezzogiorno, e c’è un aumento costante di bambini con ADHD, altrimenti detta sindrome da iperattività e incapacità a concentrarsi.

Riflessioni e consigli 

Ora, cara mamma della piscina, lascia che tua figlia se la sbrighi a cambiarsi i vestiti , almeno in piscina, quando il tempo non incalza. Portacela qualche minuto in anticipo, e non portarle il borsone, che non è cosi pesa nte! Come acquisiranno i nostri figli quel minimo di autonomia per poter crescere, sapere di farcela da soli a superare gli ostacoli della vita: dapprima i piccoli ostacoli che insegnano a crescere e poi le sfide che la vita pone, che lo si voglia o meno.

Cari genitori, è solo un vostro dovere imparare a mandare a letto  bambini alle ore 20,30 massimo le 21, fa parte della fermezza di un genitore, non di una cattiveria. Evitare di accendere la tv al mattino – non serve a nulla se non a distogliere l’attenzione dei bambini – e dare a ognuno compiti chiari e precisi, secondo l’età. Per i bambini, per contro, è un diritto acquisire le abilità che servono   crescere e a sentirsi adeguati.

L’eccesso di protezione non fa che rendere incapaci e insicuri i figli. Nascondersi dietro il pretesto “lo vesto io cosi facciamo piu in fretta” è un limite educativo nonchè organizzativo. Dire “accendo la tv al mattino cosi non fanno i capricci” è come fare gli struzzi: quel problema si cela dietro ai capricci? andiamo a fondo e lo scoprirete presto. Se capite cosa non va nei vostri comportamenti vi aiuterà a trovare la soluzione per voi e i vostri figli.

Paola Federici, psicologa psicopedagogista, riceve a Binasco (Mi), previo appuntamento. Tel o scrivere per fissare primo colloquio.

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Per consulenze on line inviare una mail con la richiesta a paolafedera@gmail.com
Tel. 339.4632424 (se non risponde, inviare sms per essere richiamati nell’ orario preferito).

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